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24 novembre 2018

E Milano risuona. Di musica antica

di Carlo Maria Cella

San Marco, Santa Maria delle Grazie: un lunedí con due concerti di musica antica organizzati da Milano Musica e dall’Accademia di Musica Antica grazie al tenace lavoro di chi continua a proporre al pubblico un’offerta di cui ha nostalgia e bisogno, dopo l’estinzione del leggendario ciclo Musica e Poesia a San Maurizio. E nel 2019 si guarda anche a Leonardo.

Per una di quelle coincidenze del caso che Schiller considerava «prove di assoluta evidenza» (ma «a chi ha una luce nel cuore»), lunedí 26 novembre due chiese della Milano piú carica di storia risuonano di musica antica nello stesso momento, senza essersi messe d’accordo prima.

In San Marco, teatro sacro della prima esecuzione della Messa da Requiem di Verdi, Milano Musica conclude il festival 2018 con un programma spurio e sorprendente. Nella prima parte (ore 20.30) musiche del nostro tempo, ovviamente: l’Omaggio a Luigi Nono (1979) e Eight Choruses to poems by Deszö Tandori (1984) di György Kurtág, e What is the Word, pezzo in prima assoluta, commissionato dal festival, scritto da Paolo Perezzani (classe 1955), ispirato a Beckett e a un suo scritto molto più che simbolico.

Nella seconda parte, forte dell’avere in forza Les Cris de Paris, gruppo diretto e fondato da Geoffrey Jourdan, il concerto vira in gloria del passato con pezzi di Carlo Gesualdo, John Willbye, Pompinio Nenna, Orlando Gibbons, Luca Marenzio, William Byrd, tutti maghi della vocalità del Cinque-Seicento. Programma sorprendente perché, come si sa, Milano Musica è un festival che da 27 anni si occupa di musica moderna e contemporanea, quest’anno concentrato sul compositore più grande di questo scorcio di anni, Kurtág, del quale la Scala ha appena debuttato la prima e unica opera, Samuel Beckett: Fin de partie, scritta alla molto venerabile età di 92 anni.

 

Milano-Napoli, andata e ritorno.

Non lontano, quasi alla stessa ora (21), nella Sagrestia Bramantesca di Santa Maria delle Grazie l’ Accademia di Musica Antica di Milano chiama la Nova Ars Cantandi di Giovanni Acciai, che riporta alla luce, dopo 300 anni, pagine mai ascoltate in epoca moderna: i Responsorij della Settimana Santa di Leonardo Leo. Dopo Scarlatti e assieme ai coetanei Porpora, Feo e Durante, Leonardo Leo è tra i fondatori di quella Scuola che faceva correre a Napoli i grandi d’Europa, da Händel a Mozart, per imparare qualcosa da un crogiolo di geni assiepati a ridosso dei quattro conservatori più prolifici del mondo di allora.

Leo compose i suoi Responsorij pochi mesi prima di morire, tutt’altro che vecchio, cinquantenne, nel 1744, per la Real Corte del Viceré di Napoli, da poco assunto un incarico di prestigio che il destino gli impedì di godersi e di renderlo ancor più celebre nella storia. Era nato in “Terra d’Otranto” nel 1694, soprannominato “il Tarentino”, educato e cresciuto nel Conservatorio della Pietà dei Turchini, uomo raffinato e di eccellenti maniere, elegante, musicista in grado di esprimersi con fantasia nella musica strumentale e in quella vocale. Ha lasciato però un repertorio più sbilanciato nel secondo filone: una cinquantina di drammi per musica, scritti anche per Roma e Venezia, una dozzina di oratori, molte cantate vocali da camera, solo alcune pagine strumentali, tra cui sei bellissimi Concerti per violoncello e orchestra e interessanti Sonate e Toccate per clavicembalo.

 

Dischi da levarsi il cappello

Giovanni Acciai, musicista, insegnante al Conservatorio Verdi di Milano, vera autorità in materia di aureo passato della cultura musicale italiana, è l’autore di una riscoperta che ha catalizzato l’attenzione di tutto il mondo attento ai repertori preclassici. La Archiv, etichetta della Universal-Deutsche Grammophon con lungo pedigree in musica barocca e antica, non ha esitato a registrare questi Responsorij di Leo (nella Basilica palatina di Santa Barbara a Mantova, di acustica meravigliosa) e li ha pubblicati da poco in CD con il titolo latino. Leonardo Leo, Responsoria si aggiunge così agli altri tre che Acciai ha realizzato con Archiv fino a oggi:  Arpa davidica, Monteverdi. Contrafacta e Confitebor. Tutti da levarsi il cappello.

 

Dalla luce all’oscurità

Non c’è solo da ascoltare, il 26 novembre in Santa Maria delle Grazie: il concerto, che la Nova Ars Cantandi ha già eseguito nella tana del lupo, alla Pietà dei Turchini, è “drammatizzato” da un rituale che accompagnava in origine la liturgia dei tre giorni di Pasqua. Una cerimonia dalla luce all’oscurità. «All’inizio – racconta Acciai -, l’unica luce che illuminava la chiesa proveniva da un candelabro triangolare (allusione alla santissima Trinità), a forma di freccia, detto appunto “saetta”, sul quale ardevano quindici candele, sette per ogni lato, raffiguranti gli undici apostoli rimasti fedeli a Gesù dopo il tradimento di Giuda, le tre Marie e una al vertice: il Cristo. Dopo il canto di ogni salmo del Mattutino (nove) e delle Lodi (cinque), veniva spenta una candela, ad eccezione di quella posta più in alto». Così sarà lunedì 26 in Santa Maria delle Grazie, come è già stato a Napoli il 19 novembre, con effetto che completava visivamente un ascolto che pubblico e critici hanno definito soggiogante.

 

Nostalgia di San Maurizio

Perché questa coincidenza ci fa soffermare e a riflettere? Perché Milano è orfana di una rassegna organica di musica antica dal 2008, quando si è estinta per inerzia, ignavia pubblica, mancanza di ogni logico sostegno, il ciclo davvero leggendario di Musica e Poesia a San Maurizio. Creata nel 1976 con il sostegno del Comune di Milano, mosso in solitaria da Sandro Boccardi, Musica e Poesia a San Maurizio ha fatto transitare a Milano per più di trent’anni quasi tutti i protagonisti delle varie correnti di musica barocca e antica, informando e formando almeno due generazioni di ascoltatori. Un po’ tutti ci siamo fatti un orecchio antico su quei concerti, che completavano dal vivo un’informazione alimentata da una discografia anch’essa quasi estinta. Passavano Gustav LeonhardtJordi Savall, Ton Koopman, Trevor Pinnock, Christopher Hogwood, i Musica Antiqua Köln e centinaia di gruppi che costruivano una consapevolezza storica ormai parte dell’ascolto di tutti, oggi, anche di quelli che non c’erano. E non solo il Coro di San Maurizio al Monastero Maggiore di Bernardino Luini, da poco restaurato, era il posto dedicato, ma anche la stessa Sagrestia del Bramante di Santa Maria delle Grazie, le basiliche di San Simpliciano, San Vittore al Corpo, San Satiro, la Sagrestia di San Marco, tutti spazi d’arte, di per sé spettacolo, in cui quelle musiche trovavano naturale risonanza, dove filologia ed emozione erano una cosa sola. Qualcosa si è tentato di ricreare e di ricomporre, grazie alla Cappella Musicale e alla Fondazione Fodella, ma quel vuoto è rimasto.

 

Accademia di Musica Antica per Leonardo da Vinci

Il concerto di lunedì 26 in Santa Maria delle Grazie è un segnale: ci sono realtà che lavorano nella penombra e nelle pieghe della comunicazione dominante per restituire ciò di cui il pubblico ha nostalgia e bisogno. Sono realtà come l’Accademia di Musica Antica di Milano, che riempie con discrezione e fantasia gli spazi «giusti» con un’offerta musicale raffinata. L’Accademia (A.MA.MI. per gli amici) offre ogni anno concerti a ingresso libero che nella stagione prossima prenderà corpo sostanzioso, con cinque appuntamenti, dei quali uno anche in forma scenica, dedicati al tempo di un altro Leonardo, da Vinci.

Il primo, il 21 marzo 2019, in una chiesa storica, gli altri quattro nella Sala del Cenacolo del Museo della Scienza e della Tecnologia. Avranno un tema: «Milano e la sua centralità culturale e musicale», con sguardo sulle musiche composte dalla seconda metà del Quattrocento al primo Seicento per la Corte dei Visconti e la Cappella Musicale del Duomo.

Perché Leonardo da Vinci? Elementare, Watson: perché nel 2019 saranno cinquecento anni dalla sua morte.Il conto alla rovescia è iniziato. Deve iniziare. Perché l’architetto, ingegnere, pittore, inventore, era anche un po’ musicista.

 

Il GIORNALE DELLA MUSICA.
18 novembre 2018 
Il rigore del Leo religioso di Salvatore Morra
Chiesa di Santa Caterina da Siena, Napoli Nova Ars Cantandi

Tra novità e conferme, concerti di ricerca e riprese di titoli capolavoro, tra voci sperimentali e interpreti diventati ormai classici della scena antica e barocca, la Fondazione Pietà de’ Turchini lancia la nuova stagione "Note d'Altrove", in equilibrio tra tradizione e modernità: si parte con Nova Ars Cantandi e Leonardo Leo, in prima assoluta della tournée del disco Responsoria uscito lo scorso 21 settembre per Deutsche Grammophon/Universal, diretto dal geniale Giovanni Acciai. Quattro voci splendide, inscalfibili, perfette sul repertorio e dominatrici sonore del suggestivo spazio della Chiesa di Santa Caterina da Siena, sede della fondazione: Alessandro Carmignani controtenore, Andrea Arrivabene alto, Gianluca Ferrarini tenore, Marcello Varghetto basso, sembravano ideati apposta per queste pagine di Leo per l'ufficio divino della settimana santa, a tre secoli di distanza dalla loro creazione. Scavati nella parola con tensione affettiva, e in contrasti che si sprigionano in cadenze sfogate ma centellinate, come in Unus ex discipulis meiUna hora, Tenebrae factae sunt. Da un lato, il canto Carmignani, mai corto di fiati, dal timbro soave; dall'altro il basso Varghetto, coi fraseggi morbidi, di velluto e bravura, e profondi, sì, ma solo se previsti. In mezzo: l'alto Arrivabene, attento alle formule della retorica e il tenore Ferrarini di speciale sensibilità e risorse espressive quando dà forma alla voce di Cristo Deus meus, ut quid dereliquisti me?

Acciai ha fatto atto di conversione, imponendosi arbitro di un rigore testuale assoluto, nella parola e la sua semanticità: il quartetto di voci in un insieme pastoso, lo splendido continuo all'organo della fuoriclasse Ivana Valotti: il tutto compatto e sonoro. Leo ritornava a casa come compositore su Sacre Scritture (testi dal tono espressivo elevato che fanno riferimento in maniera allegorica alle pene di Cristo), di originale e inconfondibile magnetismo - dal mercoledì al venerdì della settimana santa fino allo scemare della luce naturale - ancora più enfatizzato dall'estinguersi delle luci della chiesa con il procedere del sevizio liturgico qui in concerto, quello che prese il nome di Officium tenebrarum. Il pubblico stregato dall'incedere quasi arioso delle voci, a tratti cantilenante, commovente e in fase di estremo raccoglimento. Introducevano le letture, una frangia del Gruppo vocale della Pietà de’ Turchini, Luigi Costabile, Giuseppe Di Prisco, Leopoldo Punziano, istruiti da Davide Troía. Mistico in sfondo sonoro, mai una sbavatura nei finali. Con un taglio libero, sviluppato sulla spregiudicatezza dell'ardimento compositivo di Leo, seppur tardo barocco, anche la filologia complessiva dell'opera ricercata da Acciai ne giovava, insieme all'impianto quadripartito (ABCB) dei responsori, evidenziando la libertà dell'invenzione melodica e i momenti di sublime elevazione spirituale. Chi se non la squadra dei Turchini può osare un debutto stagionale così severo, arcaico, filologico. Sembra un paradosso, ma quando si oserà così, in controcorrente ed in maniera inventiva, finiremo per trovarlo una vera rivoluzione.

 

Il MATTINO
Quotidiano di Napoli
Napoli, 20 novembre 2018 
I Turchini ripartono dalla liturgia baroccadi Stefano Valanzuolo 
Si rischia di perdere la testa nei voler seguire la classificazione delle diverse forme di musica liturgica che hanno attratto l'attenzione di illustri compositori di epoca antica e barocca. Preghiere del mattino e della sera, lamentazioni e salmi, tridui e veglie sono argomenti affascinanti per addetti ai lavori, soprattutto, e cultori della materia. Ma non occorre per forza scendere in dettaglio per afferrare le suggestioni di un concerto come quello che, domenica nella chiesa di Santa Caterina da Siena ha inaugurato la stagione della Fondazione Pieta de’ Turchini. La proposta, in prima esecuzione moderna dei Responsoria di Leonardo Leo chiede all'ascoltatore attenzione e capacità di lasciarsi avvolgere da sonorità inconsuete,
ricche nel loro fluire essenziale, spesso soggioganti. Al resto provvede la classe evidente dell'ensemble ospite, il Collegium vocale et instrumentale «Nova Ars Cantandi», che i Responsonia ha inciso da poco (per Archiv) nell'edizione critica del suo direttore Giovanni Acciai. Sotto un profilo tecnico, i pregi dell'esecuzione vanno colti nella delicatezza dell'impasto vocale ricavato, nella cura rivolta dai solisti a ciascuna frase, nell'adesione a linee contrappuntistiche che risaltano, all'interno della scrittura, come imprescindibile traccia di riferimento. Piú in generale diventa interessante notare come Leo adotti una cifra espressiva che, pur nei rispetto del rigoroso ufficio formale, trae forza teatrale dal suono e dal senso della parola.L’articolato lavoro di combinazione dei colori vocali e persino la gestualità degli interpreti contribuiscono alla drammatizzazione della proposta, in un viaggio dalla luce al buio scandito dalle candele che vengono spente alla fine di ogni responsorio. Ars Nova Cantandi (Carmignani, Arrivabene, Ferrarini, Vargetto) trova in Ivana Valotti, organista, un sostegno strumentale assiduo e pertinente, e in Giovanni Acciai il riferimento naturale.Le Lamentazioni (in canto piano), all'inizio dei Notturni, sono affidate al gruppo vocale della Pietà de’ Turchini, che sfrutta bene la chance di una collaborazione importante.   
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Informazione, cultura e spettacolo
Napoli, 21 novembre 2018 
Responsoria di Leonardo Leo: una nuova, grande riscopertadi Riccardo Limongi 
La Fondazione Pietà dei Turchini inaugura a Napoli la stagione con i Nova Ars Cantandi e la prima esecuzione in tempi moderni degli straordinari "Responsoria"  di Leonardo Leo. Prossimo appuntamento a Milano, il 26 novembre.

Prima delle riforme del XX secolo, l'Ufficio delle tenebre dal giovedì al sabato santo prevedeva il rito del graduale spegnimento di quattordici candele su quindici, una dopo ogni salmo, mentre l'ultima, dopo il Benedictus, rimaneva sull'altare per evocare l'arresto di Gesù, in modo da lasciare la chiesa in una simbolica oscurità.

È così che il passato non passa mai di modaIl rito dello spegnimento dei ceriAver riproposto questa regola, fino all'ultimo barlume di luce, è stato un degno corollario di suggestione alla serata di assoluto incanto offerta per il Concerto inaugurale della Fondazione Pietà dei Turchini, che domenica 18 novembre a Napoli, nella Chiesa di Santa Caterina da Siena, ha fatto ascoltare la prima esecuzione in tempi moderni dei Responsoria per la Settimana Santa di un compositore straordinario di cui oggi continuiamo a scoprire capolavori: Leonardo Leo. Una serata resa perfetta dall'interpretazione dei Nova Ars Cantandi (Alessandro Carmignani, Andrea Arrivabene, Gianluca Ferrarini e Marcello Vargetto con l'organista Ivana Valotti) diretti da Giovanni Acciai, insieme con l Gruppo vocale della Pietà de' Turchini diretto da Davide Troìa impegnato negli ottimi Incipit.Il Collegium vocale et instrumentale «Nova Ars Cantandi» è stato fondato nel 1988 da Giovanni Acciai, e si è distinto spesso per interpretazioni purissime e rispettose dei canoni, grazie ad una profonda e preziosa attività di ricerca e valorizzazione, in particolare della musica polifonica rinascimentale e barocca, a cappella e concertante, non di rado offrendo alla conoscenza rare ed anche inedite composizioni dei secoli XVI e XVII.È proprio il caso dei Responsoria, poiché, spiega il Maestro Giovanni Acciai, «non esistono evidenze storiche di esecuzioni precedenti a partire dalla morte del compositore, nel 1744. Infatti, non sono mai state rintracciate trascrizioni con sintassi musicale contemporanea della partitura settecentesca, il che ci lascia ipotizzare che i 27  Responsorj composti dal genio pugliese della Scuola Musicale Napoletana non vengono eseguiti almeno dai primi decenni dell’Ottocento».

E di certo la circostanza di aver scelto Napoli ed i Turchini per la prèmiere (è uscito in contemporanea il CDper Deutsche Grammophon/Archiv Produktion) non è casuale: Leonardo Leo infatti nel 1709 era allievo di Nicola Fago proprio nel Conservatorio di Santa Maria della Pietà de' Turchini, dove poi insegnò. Un altro omaggio alla storia e all'autenticità.

Salire fin lassù.Assai impegnativo, il confronto con la scrittura di Leo: fra le righe di questi pentagrammi scorre la summa di un'arte compositiva che si colloca in un punto assai particolare della storia musicale, incrociando due secoli con l'austera severità del contrappunto classico fuso insieme con elementi armonici moderni. La sensibilità dell'espressione e della melodia, la polifonia che concede alla liturgia momenti di altissimo valore solistico e rappresentativo, nonché la stretta intesa, elaborata ma naturale, fra la parola e la nota: se è vero che lo scopo di queste opere era quello di elevarsi per raggiungere una massima vicinanza possibile a Dio, non sarà facile trovare molti altri risultati come questo. E non poteva esserci dubbio che se un bis fosse stato eseguito (ed è stato eseguito), sarebbe toccato al Tenebrae factae sunt, la vetta più alta in cui si incontra appunto la tensione drammatica del Cristo in agonia sulla croce, con il volume crescente fino al Jesus voce magna che si blocca davanti al sacrificio (il tenorile Deus meus, ut quid dereliquisti me?) per arrivare infine al sibilo quasi impalpabile che nella magnifica interpretazione dei Nova Ars Cantandi sembra incarnare lo stesso ultimo soffio di fiato che spira (et inclinato capite, emisit spiritum).

Bisogna soltanto rammaricarsi del fatto che un patrimonio come quello della Scuola Napoletana costituisca ancora un universo in larga parte inesplorato, e che troppo spesso, per scoprire i suoi tesori, si è costretti a casuali inciampi oppure ad estenuanti ricerche, di frequente anche in biblioteche e raccolte che si trovano all'estero.

Ora l'appuntamento è a Milano, il 26 novembre nella Sacrestia del Bramante presso la basilica di Santa Maria delle Grazie.

 

AMADEUS - n. 328, marzo 2017

Milano. A.M.A.Mi. Per la Giornata Europea della Musica Antica

Il 21marzo, in occasione della Giornata europea ella musica antica, comincia il ciclo promosso dall’Accademia di Musica Antica di Milano (A.M.A.MI.), realtà nata con lo scopo di valorizzare il patrimonio musicale italiano dei secoli XVI-XVII.Nella Sagrestia bramantesca di Santa Maria delle Grazie, a Milano, prende dunque il via la stagione concertistica 2017 (cinque concerti da marzo a maggio), con un omaggio ad Alessandro Stradella e ai suoi motetti concertati a due voci, con violini e basso continuo. L’esecuzione è affidata al Collegium Vocale et instrumentale «Nova Ars Cantandi», diretto da Giovanni Acciai. I successivi quattro concerti (20 aprile, 4, 11 e 18 maggio) si terranno invece al Museo della Scienza di Milano.

Into: accademiamusicanticamilano.eu

  

CLASSIC VOICE- n. 214, marzo 2017
Antica inedita 
Milano riscopre il patrimonio italiano del Cinque-Seicento. Con Alessandro Stradella in prima esecuzione moderna proposto dalla Nova Ars Cantandi di Giovanni Acciai.Cinque appuntamenti tutti ad ingresso libero, alla riscoperta e alla valorizzazione del patrimonio musicale italiano dei secoli XVI-XVII. E’ il fermo obiettivo della stagione concertistica 2017 dell’Accademia Musica Antica di Milano, meglio definita con l’acronimo A.M.A.MI., che si apre nella Giornata europea della musica antica, il 21marzo, presso la Sagrestia della Basilica di Santa Maria delle Grazie di Milano. Un concerto che, con protagonista il Colelgium vocale et instrumentale «Nova Ars Cantandi» diretto da Giovanni Acciai, propone la prima esecuzione in epoca moderna di alcuni Motetti concertati a due voci, con violini e basso continuo di Alessandro Stradella. Fra gli altri appuntamenti della stagione, questi altri tutti alla sala milanese del Cenacolo del Museo della Scienza e della Tecnologia, spicca, il 20 aprile, il recital di Simone Vallerotonda all’arciliuto e alla chitarra in brani di liutisti e chitarristi romani fra Seicento e Settecento.  
IL GIORNALE DELLA MUSICA.
Milano, 24 marzo 2017
Milano suona Anticadi Stefano Jacini 
Il primo concerto del 2017 dell’Accademia di Musica Antica di Milano è stato dedicato ad Alessandro Stradella e affidato alla Nova Ars Cantandi, diretta da Giovanni Acciai. Una serata da non credere alle proprie orecchie, anche in senso metaforico. Sia per l’eccellente esecuzione, sia perché la Sacrestia del Bramante di Madonna delle Grazie, una sala da 200 posti, era piena zeppa con gente in coda per strada, che chissà se è riuscita a entrare o almeno ad ascoltare dal chiostro. E come ultimo miracolo quello di un donatore anonimo che ha coperto le spese (artisti e affitto della sala) e che, a detta di Gianni Iudica, anima dell’iniziativa, ha lasciato perdere le sue tracce.In programma alcuni Motetti concertati a due voci di argomento sacro. In realtà solo due quelli destinati al servizio liturgico perché lo scapestrato Stradella, sempre in fuga da sicari mandati alle sue calcagna dai mariti che aveva cornificato, non ha mai mottenuto un incarico di maestro di cappella in quakche istituzione religiosa. Gli altri sono invece celebrativi della fede, della figura del Cristo, di San Filippo Neri, su testi latini dello stesso compositore. Tutti di fattura sofisticatissima, con inattese impennate di ritmo e di sapiente contrappunto. Basti pensare alla composizione strumentale in apertura di serata, la Sinfonia in re minore oppure all’Ave, regina caelorum per Soprano e Alto (gli ottimi Alessandro Carmignani e Andrea Arrivabene). I passaggi più stupefacenti sono stati comunque gli «Alleluja» che concludono i singoli brani, dove la fantasia e l’eleganza la fanno da padrone.Prossimo appuntamento il 20 aprile (ore 21, ingresso libero, ma meglio prenotare) alla Sala del Cenacolo della Museo della Scienza di Milano, con Simone Vallerotonda, arciliuto e chitarra, impegnato con compositori romani fra Seicento e Settecento.  
IL SOLE- 24 ORE.
Milano, 21 marzo 2017
Stradella e l’Accademia di Musica Antica di Milano di Antonio Criscione 
L’Accademia di musica antica di Milano è un’istituzione recente nel panorama musicale milanese. Essa poggia sull’immensa cultura in fatto di musica antica del maestro Giovanni Acciai, faconda guida che accompagna gli allievi del Conservatorio meneghino a decifrare i misteri degli antichi manoscritti musicali. Nella Sacrestia della Basilica di Santa Maria delle Grazie, a Milano, alle ore 21, avrà luogo un concerto che vedreà l’esecuzionedei Motetti concertati a due voci, con violino e basso continuo di Alessandro Stradella (1644-1682), di cui quella di stasera rappresenta la prima esecuzione in epoca moderna da parte del Collegium vocale et instrumentale «Nova Ars Cantandi» (Luca Giardini e Andrea Guerra, violini; Jean-Marie Quint, violoncello barocco; Paolo Cherici, arciliuto; Ivana Valotti, organo; Giovanni Acciai, concertazione).Un importante avvenimento dunque per gli ascoltatori milanesi.Ma il concerto potrà essere seguito anche in diretta live-streaming dalla pagina facebook dell’Accademia Musica Antica Milano, alle ore 21.  
 IL FATTO QUOTIDIANO
Milano, 25 marzo 2016
A Milano la Messa danzata di Merula. Ispirò le Variazioni Goldberg di Bach. 
Grazie all’Ensemble Nova Ars Cantandi l’occasione per riscoprire un grande italiano.di Paolo Isotta 
Un concerto svoltosi nella milanese basilica di San Calimero con prime esecuzioni assolute nella nostra epoca, offre l’opportunità di ricordare un grande comporitore operante fra il primo e il medio Barocco, Tarquinio Merula.Nacque a Busseto nel 1595: la cittadina emiliana vanta Merula oltre Verdi. Ma allora Busseto apparteneva alla diocesi di Cremona: onde questo, e l’esser egli vissuto in gran parte lì, lo fa qualificare «cremonese». Nella città che dev’esser carissima a tutti per avervi Virgilio, avanti che a Napoli, seguito i primi studi, Merula morì nel 1665. Era stato a Varsavia, maestro di cappella di Sigismondo Wasa; poi aveva avuto un «crescendo di alterne residenze» (Gottfried Benn) dovuto al suo di volta in volta risultare inviso ai Capitoli o alle Fabbricerie delle cappelle bergamasche e cremonesi per le quali prestava la sua arte. Ma le ben diciotto raccolte di opere a stampa, strumentali e vocali, queste nella duplice veste di Madrigali e di musica sacra, sono tutte pubblicate a Venezia. Ein Hochhinauf wechselnder Residenzen: il verso del Poeta è tratto da Bilder (Quadri), del quale lo spunto scaturisce dall’autoritratto di Tintoretto vecchio. Or le composizioni eseguite nel concerto del quale qui si parla, a Tintoretto fanno pensare. Il contrappunto scenografico e pieno di moto descrittivo dei Salmi dell’Opera Sedicesima (l’Arpa Davidica) possiede lo stesso ductus di certe grandi tele, quella di Brera (Ritrovamento del corpo di San Marco, 1562) o della veneziana Accademia (Trafugamento del corpo di San Marco, 1566). Medesimo ductus ma non medesima epoca: la musica, nell’uniformarsi allo Spirito del Tempo, è ancora qui in ritardo di qualche decennio. E infatti l’altro Maestro che possiede il medesimo tipo stilistico del Tintoretto, di scuola veneziana, Henricus Sagittarius, vulgo Heinrich Schütz, è di Merula perfettamente coevo: nasce nel 1585, muore a dresda nel 1672. Un Mottetto di questo Sommo, Saul, Saul, was verfolsgt du mich?, pare simillimo a quelli dell’Arpa davidica: cito a mo’ di esempio Domine ad adiuvandum, nel quale le voci si rincorrono e quasi ossessionano nell’imperativo «festina» (affrettati), a tradurne il simbolo verbale in simbolo musicale, persino nel Gloria Patri. Proprio per l’esser radicato nella parola e nel volerla tradurre, il contrappunto di Merula, al quale la sottigliezza costruttiva e combinatoria dell’arte rinascimentale non è certo ignota, va ascritto siccome sua pretta espressione al Barocco musicale. Il cocnerto milanese è costruito dal suo ideatore, Giovanni Acciai, che dirige il Collegium vocale et instrumentale Nova Ars Cantandi, allo scopo di mostrare la celebrazione liturgica quale poteva aversi a Cremona negli anni di Merula. E così la Messa facente parte dell’Arpa Davidica è eseguita intramezzandosi le sezioni dell’Ordinarium con brani strumentali o, appunto, Salmi in forma di Mottetti. La Messa è a sua volta un capolavoro costruttivo. La polifonia dotta si contamina, sin dall’incipiente millennio, con l’arte profana della canzone e della danza: in senso addirittura genetico. La musica satrumentale del Rinascimento nasce duplicemente come canzone e danza da un lato, trasposizione organistica del canto liturgico dall’altro. La Messa di Merula è composta secondo la forma delle Variazioni sopra un basso ostinato, ossia secondo quella della danza denominata Passacaglia. Il basso di partenza del capolavoro è il cosiddetto Ruggiero: un secolo dopo Bach vi scriverà la più importante opera clavicembalistica, le monumentali Variazioni Goldberg.Oggi numerosi complessi sono specializzati nella musica rinascimentale e barocca: due, inglesi, sono a giusta ragione rinomatissimi: il Hilliard Ensemble, il Taverner Consort. Poi esistono tanti ciarlatani e scocciatori. Il Collegium Nova Ars Cantandi, diretto da un uomo di cultura, erudito e musicista grande e musicalissimo intus et in cute quale Giovanni Acciai, svetta su tutti e fa onore a noi italiani. 
AMADEUS - n. 304, marzo 2015

Milano. Acciai e il Vespro di Bassani

Riunire le competenze necessarie per la riscoperta e la valorizzazione del patrimonio musicale italiano dei secoli XVI-XVII attraverso la ricerca delle fonti, l'edizioni, la pubblicazione, le incisioni e le esecuzioni: questi gli scopi dell'Accademia di Musica Antica, istituzione che inaugurerà le sue attività il 21 marzo, Giornata europea della musica antica con la prima esecuzione in tempi moderni, alla Sala delle Colonne del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, del Vespro della Beata Vergine tratto dalla raccolta Armonici entusiasmi di Davide, ovvero Salmi concertati a quattro voci con violini e suoi ripieni, Opera nona, del compositore padovano Giovanni Battista Bassani, esponente del cosiddetto «primo Barocco» e ideale punto di incontro musicale tra Monteverdi e Pergolesi. Il brano, integralmente trascritto In edizione moderna da Giovanni Acciai, verrà da lui diretto ed eseguito dal Collegium vocale et instrumentale «Nova Ars Cantandi».

 

CLASSIC VOICE - n. 190, marzo 2015

A.M.A.M.I. Antica

La neonata Accademia si propone di sistemare, registrare ed eseguire dal vivo rarità dei secoli Cinque e Seicento. Debutto nella giornata europea del Barocco. Riscoprire e rivalutare un patrimonio musicale come quello dei secoli XVI e XVII, spesso ignorato o trascurato da molte istituzioni. E' ciò che si prefigge la neonata Accademia Antica di Milano (A.M.A.M.I.) presentando il 21 marzo, giornata europea celebrativa del genere che porta nel nome, il concerto del Collegium Vocale et Instrumentale Nova Ars Cantandi diretto da Giovanni Acciai, tra i fondatori dell'Accademia e membro del suo comitato artistico.

Quali sono le particolarità dell'Accademia Musica Antica di Milano?

L'Accademia nasce innanzitutto per cercare di colmare la mancata valorizzazione di un patrimonio musicale sconfinato di partiture tra XVI e XVII secolo, un enorme giacimento culturale.
Ora si tratta di coniugare tutti gli aspetti della valorizzazione di questo tesoro musicale con la riscoperta delle partiture di quel periodo, realizzandone poi la sua edizione moderna, la relativa pubblicazione, la sua registrazione audio e, in contemporanea, la sua esecuzione in concerto.

Nel vostro raggio d'azione, perché non includere la musica medievale?

Andare indietro nel tempo, comprendendo magari anche la musica medievale, avrebbe significato allargare di molto la forbice rischiando perciò di ridurne la scientificità. Meglio dunque concentrarsi in un ambito ristretto, ma di altissima specializzazione, per ottenere un'elevata tensione musicologica.
In realtà, si pensa di conoscere molto della musica del Seicento Italiano, ma non è proprio così...e con l'attività dell'Accademia credo che questo sarà presto molto evidente!

Quali riscoperte si attendono?

C'è un intero repertorio da riscoprire che è quello elgato ai compositori dell'area lombardo emiliano veneta, dal sommo  Giovanni battista Bassari a Giovanni Legrenzi, da Giacomo Antonio Perti a Giovanni Paolo Colonna. Si tratta di nomi noti per la loro presenza Storia della Musica, ma pochissimo editi ed ancor meno eseguiti.

Sono previste attività didattiche?

Aiutare i giovani musicisti è uno degli obbiettivi dell'Accademia presieduta da Giovanni Ludica. Troveremo i mezzi per farli lavorare e per incentivarli con programmi di ricerca. Per questo organizzeremo convegni, lezioni-concerto, conferenze e studi musicologici. Per il momento le sedi esecutive, dove poter svolgere le nostre attività, saranno le location dei nostri partner, la Giuventù musicale d'Italia e il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano dove, alla Sala delle Colonne, apriremo, con ingresso libero, la prima stagione concertistica, che preseguirà poi in autunno con complessi ospiti.
Per questo appuntamento iniziale si è scelto lo spendido Vespro della Beata Vergine, tratto dalla raccolta Armonici entusiami di Davide, ovvero salmi concertati a quattro voci con violini e suoi ripieni del padovano Giovanni Battista Bassani. Opera di cui presenteremo, la sera stessa, anche il cd.

Come si finanzierà l'Accademia?

Vivrà massimamente grazie all'aiuto di personalità della finanza, della cultura e del management di una Milano che sembra saper ancora investire nella musica colta. Persone che, una volta presentato questo progetto, lo hanno sposato in pieno. E forse proprio l'acronimo AmaMi della nostra Accademia Musicale Antica Milano ha aiutato da subito a farci ben volere.


A.G.

 

LA REPUBBLICA.

Milano, 20 marzo 2015

A.M.A.Mi, L'Accademia di Acciai si presenta.

di Luigi Di Fronzo

II 21 marzo non è soltanto il primo, sospirato e sorridente giorno di primavera. Più di tre secoli fa, in un piccolo borgo della Turingia tedesca, vi nacque il genio di Bach e da qualche stagione (non a caso) la data è stata scelta per celebrare la Giornata Europea della Musica antica. Quest'anno però il 21 marzo vede anche il battesimo di un nuovo soggetto, con un acrostico dal suono carezzevole e affettuoso: A.M.A.MI., ovvero Accademia di Musica Antica di Milano, che per l'appunto da sabato 21 inizia la sua attività in collaborazione con il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia e con la Gioventù Musicale. il varo ufficiale corre fluente sulle note di un Vespro della Beata Vergine, tratto dalla raccolta degli Armonici entusiasmi di Davide, ovvero salmi concertati a quattro voci con violini e suoi ripieni stampati a Venezia nel 1690. Una rarità assoluta del compositore padovano Giovanni Battista Bassani, nato intorno alla metà del XVII secolo e scomparso a Bergamo nel 1716; rarità che incontra nel suo cammino moderno i musicisti del Collegium vocale et instrumentale «Nova Ars Cantandi», diretti da Giovanni Acciai, in una serata a ingresso libero proprio negli spazi del museo. E l'auspicio è che la neonata Accademia di Musica Antica divenga davvero un punto di riferimento nell'ambito della produzione antica. Perché c'è spazio per una riscoperta (non solo lombarda o italiana, ma europea) del patrimonio musicale antico, che ancor oggi accumula polvere tra scaffali e archivi storici di tanti paesi. Intrigante il punto di partenza. Quell'opera di Bassani che da molti viene considerata ormai come un perfetto punto di convergenza fra Monteverdi, Vivaldi e Pergolesi. Traccia preziosa di un musicista di prim'ordine che operò tra Ferrara, Modena e Bergamo, seminando capolavori degni di un'avventurosa riscoperta.

 

 

CORRIERE DELLA SERA
Milano, 23 novembre 2013
L’armonia di Gesualdo e la magia dei Madrigalidi Paolo Isotta
Il tricenteneario della morte del gigante della polifonia, Carlo Gesualdo, è variamente celebrato. A  Milano, in modo eccezionale: e per ciò dobbiamo esprimere tutta la gratitudine a Giovanni Iudica, presidente dell’Accademia di Musica Antica (A.M.A.MI). Questo grande giurista, professore di Diritto Civile alla Bocconi, è anche un fine musicologo, come dimostrano i suoi libri, uno dei quali è Il principe dei Musici, appunto a Gesualdo dedicato. Egli è riuscito a reperire, di questi tempi, i fondi necessari, e ha dato vita a un Festival Gesualdo del quale al mondo non v’è pari. Esso s’è inaugurato lunedì in un luogo del tutto magico, il refettorio del Convento di San Vittore, al quale si accede dopo esser passati per i due giganteschi chiostri: cosa da mozzare il fiato. Attualmente v’è allogato il Museo della Scienza. La sala è stupendamente affrescata e ha l’acustica giusta per un’esecuzione di polifonia solistica, non a grande coro, ch’è quella della musica di Gesualdo. Cinquecento persone sono rimaste fuori essendosi i posti esauriti. Il concerto era concepito proponendo Madrigali su notissimi testi poetici e musicati da più Maestri. Accanto a Gesualdo v’erano dunque i sommi Arcadelt e Marenzio e i bravi Montella e Salomone Rossi Ebreo; infine Monteverdi, il quale dal confronto con Gesualdo esce schiacciato: egli è già barocco, Gesualdo è l’erede della somma polifonia rinascimentale e vi aggiunge armonie che solo lui possiede. L’esecuzione de I Solisti del madrigale diretti da Giovanni Acciai è stata tale da far scendere dal Paradiso Dio e tutti i Santi: al mondo non hanno rivali ed è meraviglioso che siano italiani a detenere la primazia nel ramo. Anche di altissima qualità l’esecuzione di martedì del complesso solistico De labyrintho diretto da Walter Testolin. Questo concerto si è svolto invece nel Museo Diocesano. Madrigali e Mottetti facenti parte dei Responsori della Settimana Santa, lancinante immagine del dolore sono stati connessi da un bellissimo testo del musicologo Sandro Cappelletto che lo ha con perizia consuamata pronunciato. Alla fine è stato rievocato il Maestro Taverner, scompartso meno di una settimana fa.